La gravidanza e il parto sono esperienze intense e profondamente naturali, ma il modo di viverle è cambiato nel tempo grazie ai progressi della medicina e delle conoscenze ostetriche, sempre più orientate alla salute e al benessere della madre.
Oggi si parla di parto naturale per distinguerlo da quello medicalizzato, in cui l’intervento medico è più strutturato e talvolta invasivo.
È importante chiarire subito, però, che parto naturale non significa “fai da te”. Si tratta di un parto che avviene in modo spontaneo, con l’assistenza del personale sanitario e il minor numero possibile di interventi non necessari.
Cos'è il parto naturale
La differenza è legata al fatto che il parto naturale si svolge attraverso il canale vaginale, seguendo il normale decorso fisiologico della nascita, pur con la presenza e il supporto del personale medico.
Si distingue quindi dal parto cesareo, che richiede un intervento chirurgico, e dal parto fortemente medicalizzato, in cui l’uso di farmaci o strumenti è determinante.
Oggi, è maggiore l’attenzione sul parto naturale proprio per un eccesso nel recente passato verso un approccio che ha ridotto la dimensione fisiologica della gravidanza e del parto.
Considera che l’OMS ha criticato l’eccesso di medicalizzazione, motivo per cui oggi molte donne cercano con interesse e attenzione il parto naturale per vivere un’esperienza che valorizza la fisiologia del corpo femminile e un momento unico e ricco di emozioni.
Come prepararsi al parto naturale
Vogliamo partire da un’informazione spesso sottovalutata o ignorata: noi donne siamo biologicamente in grado di partorire.
Questo non vuol dire che la donna è un utero che cammina o che la sua identità e dignità si esaurisca nella maternità, ma che il nostro corpo è in grado di vivere l’insieme di cambiamenti e tensioni (dolori compresi) che portano alla nascita di un bambino.
È però un evento sempre nuovo e anche le gravidanze successive alla prima rappresentano per molti aspetti una novità.
Questo perché la gestante cambia nel corso del tempo e con il passare degli anni si modificano non solo le conoscenze mediche e cliniche, ma anche le esigenze del proprio corpo e della propria personalità.
Per questo è importante non dare nulla per scontato e prepararsi al parto naturale. Una preparazione che non è l’apprendimento di nozioni in vista di un esame, ma l’acquisizione di una serie di consapevolezze grazie alle quali vivere la naturalità del parto.
A questo scopo esistono i cosiddetti corsi preparto organizzati dagli stessi ospedali nei quali potresti decidere di partorire, ma anche da ostetriche e altre figure professionali.
Noi ti consigliamo vivamente di seguirli perché ti aiutano, tramite il contributo di ginecologici, ostetrici, pediatri, anestesisti e psicologi) a vivere la gravidanza e il parto come una dualità in cui non c’è solo il tuo bambino, ma ci sei anche tu.
Troppo spesso, infatti, si tende a sottovalutare l’attenzione alle partorienti in favore del nascituro, con conseguenze a volte molto dolorose.
In preparazione al parto ti suggeriamo anche di conoscere la struttura dove andrai a partorire, informandoti su tutti i servizi e le modalità di assistenza.
Questo ti consentirà di arrivare preparata e non ritrovarti spaesata, sola e insicura in un momento certamente bello, ma anche molto delicato, psicologicamente e fisicamente.
E poi informati, chiedi e non vergognarti di voler capire cosa accadrà ed essere tranquillizzata. È un tuo diritto, innanzitutto come donna e poi come cittadina.
Le fasi del parto naturale

Per aiutarti al parto puoi immaginare che viene, generalmente, suddiviso in tre fasi:
- travaglio
- nascita del bambino
- secondamento
Ogni fase è importante e propedeutica a quella successiva.
Il travaglio, che può essere precoce o attivo, inizia con le contrazioni che ammorbidiscono e dilatano la cervice in preparazione al passaggio del nascituro.
Inizialmente, puoi perdere il tappo mucoso (ma non è un’emergenza o un segnale d’allarme) e poi sperimenterai contrazioni regolari.
Quando la dilatazione raggiunge una certa ampiezza le contrazioni diventano più intense e ravvicinate e in questo momento ti prepari per andare in ospedale.
Potrebbero rompersi le acque e anche in questo caso non devi preoccuparti: è tutto normale e le cose stanno procedendo per il verso giusto.
Arrivata in ospedale verrai sottoposta al monitoraggio e ad altri controlli per poi arrivare in sala parto dove inizia la fase espulsiva.
È quella nella quale dovrai spingere contemporaneamente alle contrazioni uterine per permettere al bambino di uscire.
Considera che non c’è una durata standard e sia il travaglio che la fase espulsiva possono durare minuti o ore.
Durante la fase espulsiva puoi metterti nella posizione per te più comoda (dimentica le immagini dei film) e troverai il supporto delle ostetriche.
Una volta nato il bambino vivrai un misto di emozione e stanchezza. Mentre il personale medico si occuperà di controllare la situazione e tagliare il cordone ombelicale, a te verrà dato il bambino da mettere sul petto per iniziare la fase di attaccamento (bonding) e favorire poi l’inizio dell’allattamento.
Il parto, però, non si conclude con la nascita del bambino, ma con l’espulsione della placenta. È un passaggio vitale per la tua salute e può essere fastidioso e richiedere tempo. Avrai altre contrazioni e dopo l’espulsione l’utero tornerà alla sua attività normale.
I medici e le ostetriche verificheranno la situazione e se necessario applicheranno dei punti a seguito delle lacerazioni.
Gestione del dolore
Quando parliamo del travaglio e del parto abbiamo, anche per la narrazione cinematografica, l’idea di qualcosa di terribile e devastante.
È indubbiamente un’esperienza dolorosa, faticosa e sfiancante (non solo dal punto di vista fisico), ma come abbiamo già detto il nostro corpo nasce anche per questo.
E poi abbiamo il vantaggio di vivere in un’epoca in cui ci sono molte forme di partoanalgesia.
Considera anche che il dolore è un’esperienza soggettiva, per cui non per tutte le donne è uguale.
Oltre alle soluzioni farmacologiche (l’anestesia epidurale o quella spinale) puoi ottenere un enorme beneficio da:
- cambiare posizione
- camminare
- immergerti (o bagnarti) in acqua calda
- ricevere un massaggio
- praticare tecniche di respirazione e rilassamento
- partorire in un ambiente curato dal punto di vista luminoso e sonoro
Tutti questi metodi, che puoi conoscere durante il corso preparto, ti permettono di rendere ancora più sopportabile e gestibile il dolore.
Il ruolo del partner e del team medico
Una delle grandi acquisizioni della modernità sul parto naturale è quella legata alla presenza del partner.
L’uomo, solitamente escluso da queste dinamiche e relegato nelle sale d’attesa ad aspettare la bella notizia, è oggi sempre più protagonista del parto (e della gravidanza).
Lo è innanzitutto perché è la persona di fiducia scelta dalla donna che in quei frangenti non si ritrova sola, ma ha al suo fianco qualcuno che la conosce e la sa supportare.
Il partner (o qualsiasi altra persona) può svolgere diversi compiti in sala parto:
- eseguire i massaggi
- tranquillizzare la partoriente
- distrarla
- comunicare con il personale medico
Un insieme di attività non marginali ma di grande aiuto. Parallelamente, il parto naturale è un’esperienza guidata dal team di medici e ostetriche.
Il loro compito è quello di:
- monitorare lo stato di salute materno-fetale
- supportare la donna in tutte le varie fasi
- guidare la donna durante la fase espulsiva
- assistere la donna nell’eventuale somministrazione dell’analgesia
I medici e le ostetriche non sostituiscono la donna, ma lavorano affinché lei possa vivere la nascita del bambino in maniera sicura, sana e meno dolorosa possibile.
Parto naturale: pro e contro
È la donna a scegliere come partorire, ma perché preferire il parto naturale rispetto a quello medicalizzato?
Vediamo, innanzitutto, i vantaggi di questa scelta:
- rischi minori rispetto all’intervento del parto cesareo
- recupero materno più rapido
- possibilità di tenere il neonato tra le braccia subito dopo il parto
- possibilità di ridurre il dolore usando tecniche di respirazione o l’epidurale
I limiti, più che gli svantaggi, sono:
- non adatto in presenza di situazioni particolari (posizione anomala del feto, condizioni critiche della placenta)
- problemi materni
- gravidanza multipla
- possibilità di ricorrere al cesareo per un’emergenza
In generale, il parto naturale è un’esperienza sicura tanto da essere quella raccomandata dalle linee guida mediche internazionali. È il modo migliore e più sano sia per te che per il tuo bambino.
Se hai ancora dubbi o curiosità sul parto naturale, scrivici su WhatsApp. Il nostro team è a tua disposizione per offrirti ascolto, risposte chiare e indicarti le risorse più utili per affrontare la gravidanza con serenità e consapevolezza.




